
E' una magra consolazione, ma noi lo avevamo detto e puntualmente si sta verificando quanto temevamo. Non diversamente dalla passata gestione MB46-Bertini, il Kennedy, finalmente tornato a nuova vita grazie all'ingente lavoro durante la gestione Rams, si sta purtroppo deteriorando nella più completa incuria e trascuratezza dei nuovi gestori, che non si preoccupano nemmeno di onorare il contratto di salvaguardia degli sport firmato con il Comune il quale, peraltro, non ci risulta abbia finora obbiettato alcunchè.
Ecco infatti qui sotto l'articolo apparso venerdì 16 gennaio su La Padania che descrive la situazione assurda in atto al Kennedy.
Il Centro Sportivo Kennedy di Milano giace in stato di abbandono, improvvisamente riportato alla condizione drammatica in cui si trovava prima dell’assegnazione all’HCM 17 Rams, società che l’ha avuto in gestione grazie al bando comunale vinto nel 2005 e che lo aveva velocemente riportato a nuova vita. Dal 7 di ottobre scorso tuttavia, a seguito di un errore burocratico del Comune di Milano e al successivo rifacimento del bando, al Kennedy si è insediata una nuova gestione, composta da Milano Baseball46-Esquilino-Bertini, la quale non si può davvero dire che abbia cominciato bene.
Infatti, dopo aver preso possesso del Kennedy e aver dichiarato di garantire la continuità sportiva degli sport esistenti (come peraltro previsto dal bando stesso), la nuova gestione ha di fatto impedito per ben due volte lo svolgimento del regolare campionato di hockey in line alla ex squadra di casa, i Rams appunto, cosa che ha determinato l’esclusione della squadra dal massimo campionato, con tutti i danni morali, di immagine ed economici che si possono immaginare. L’inspiegabile chiusura della struttura polivalente destinata all’hockey da parte del nuovo gestore (struttura regolarmente utilizzata dai Rams negli ultimi due campionati nazionali), ha inoltre fatto sì che nemmeno le giovanili abbiano più un luogo per allenarsi: se si esclude la pista costruita al Kennedy dai Rams, non esistono a Milano strutture pubbliche utilizzabili per la pratica dell’hockey in line.
Come se non bastasse, dei sette campi da tennis in terra rossa completamente rifatti che i Rams mettevano a disposizione dell’utenza tutto l’anno grazie ai palloni pressostatici, la gestione Bertini ha continuato ad utilizzarne solo due, quelli già coperti per la stagione invernale dai Rams, lasciando gli altri cinque abbandonati alle intemperie, anche qui contravvenendo alle garanzie di continuità sportiva sopra citate. Obblighi a parte, se la scelta di ridurre o incrementare alcuni sport potrebbe anche essere solo di competenza del gestore, è pur vero che lo stato di overbooking presente prima dell’ingresso della Bertini & C. testimoniava quanto meno l’esistenza di una massiccia richiesta di tennis in terra rossa da parte dell’utenza che non può più essere soddisfatta. E ora meno che mai, visto che anche l’unico pallone esistente, dopo due anni di vita è scoppiato presumibilmente per un eccesso di pressione data alla struttura per contrastare il peso della neve. Anche gli impianti di riscaldamento perfettamente funzionanti lasciati dai Rams sono stati compromessi a causa della mancata manutenzione necessaria nel periodi di maggior rigore climatico, fattore che ha portato alla rottura delle costose serpentine riscaldanti.
Per quanto difficile da accettare, quanto sopra almeno spiega perchè dai più di mille tennisti iscritti fino al 7 ottobre 2008 tra scuola e praticanti, oltre ad altrettanti sportivi suddivisi nelle altre discipline presenti, il numero dei frequentatori del centro si è drammaticamente ridotto fino a tornare alle poche unità presenti al Kennedy, e solo durante la stagione estiva, prima della gestione Rams.
Come se non bastasse, dei sette campi da tennis in terra rossa completamente rifatti che i Rams mettevano a disposizione dell’utenza tutto l’anno grazie ai palloni pressostatici, la gestione Bertini ha continuato ad utilizzarne solo due, quelli già coperti per la stagione invernale dai Rams, lasciando gli altri cinque abbandonati alle intemperie, anche qui contravvenendo alle garanzie di continuità sportiva sopra citate. Obblighi a parte, se la scelta di ridurre o incrementare alcuni sport potrebbe anche essere solo di competenza del gestore, è pur vero che lo stato di overbooking presente prima dell’ingresso della Bertini & C. testimoniava quanto meno l’esistenza di una massiccia richiesta di tennis in terra rossa da parte dell’utenza che non può più essere soddisfatta. E ora meno che mai, visto che anche l’unico pallone esistente, dopo due anni di vita è scoppiato presumibilmente per un eccesso di pressione data alla struttura per contrastare il peso della neve. Anche gli impianti di riscaldamento perfettamente funzionanti lasciati dai Rams sono stati compromessi a causa della mancata manutenzione necessaria nel periodi di maggior rigore climatico, fattore che ha portato alla rottura delle costose serpentine riscaldanti.
Per quanto difficile da accettare, quanto sopra almeno spiega perchè dai più di mille tennisti iscritti fino al 7 ottobre 2008 tra scuola e praticanti, oltre ad altrettanti sportivi suddivisi nelle altre discipline presenti, il numero dei frequentatori del centro si è drammaticamente ridotto fino a tornare alle poche unità presenti al Kennedy, e solo durante la stagione estiva, prima della gestione Rams.
Insomma il risultato della nuova gestione dopo solo tre mesi (ma considerando i 20 giorni di chiusura al momento del subentro e la pausa natalizia sono praticamente due) va al di là di ogni più pessimistica previsione e lascia sconcertati. Impianti chiusi e lasciati degradare, utenza praticamente azzerata, assenza di sviluppo, investimento o semplice capitalizzazione del molto esistente, risposte alla richiesta di sport da parte della zona: nessuna. In compenso la gestione Bertini&C. si è affrettata a dotarsi di impianto di videosorveglianza e di cartelli che vietano di fotografare. Che a questo punto non si capisce se siano stati messi per privacy o vergogna.
