mercoledì 18 marzo 2009

MILANESITA'




L'articolo de Il Giornale del 17 marzo, a firma Mario Cervi, intitolato "Non sprecate l'Expo di Milano" è spunto per alcune amare considerazioni che ci riguardano.
Intanto è sorprendente la similitudine di argomentazioni usate dal giornalista con quelle usate da noi nelle richieste di aiuto più volte inviate al sindaco Moratti e da lei MAI RACCOLTE. Stiamo parlando di ciò che da sempre rende riconoscibili e orgogliosi i milanesi, ovvero lo spirito di intraprendenza, il "fare" contrapposto al vuoto pontificare. Cervi, certamente più abile di noi con le parole, sintetizza molto bene questo concetto quando dice: "Una grande occasione. Che pareva fatta apposta per dare sfogo alle migliori qualità d’una metropoli moderna, e di quel Nord che se ne sente rappresentato. Era diffusa la convinzione che gli specialisti del «fare», gli imbattibili nell’opporre le loro doti di concretezza e di capacità realizzativa ai vaniloqui degli azzeccagarbugli politici, avrebbero mostrato il meglio di sé in questa sfida epocale".

Con le dovute proporzioni la nostra sfida era assai più modesta, anche se per noi immensa e forse proprio per questo entusiasmante. E con questo spirito tutto meneghino l'abbiamo cercata e raccolta con slancio, a testa bassa, incuranti delle invidie e dei bastoni tra le ruote, indifferenti alla zavorra burocratica che anziché sostenerci sembrava lì apposta per aggiungere handicap alla sfida. Concentrati sul risultato finale e forti del fatto che il massiccio lavoro svolto, non solo avrebbe parlato per noi, ma avrebbe messo a tacere ogni polemica strumentale, siamo andati avanti fidandoci di una istituzione, il Comune, che mai e poi mai avremmo immaginato non ci sostenesse in un'opera che era a vantaggio della collettività e di cui anche la pubblica amministrazione si sarebbe giovata. Cresciuti con il senso delle istituzioni cittadine vissute con orgoglio tutto milanese, non era per noi comprensibile nè immaginabile il tradimento. Per questo, oltre al danno morale, economico e sportivo, stiamo soffrendo un forte senso di sradicamento, di vuoto istituzionale, di incomprensibile accanimento verso chi, come noi, ha il solo torto di aver lavorato tanto e bene.

Ma investire nel centro sportivo Kennedy ha assunto per noi anche una forte valenza morale ed educativa perfettamente in linea con lo spirito che da sempre anima la nostra associazione, nella quale abbiamo sempre cercato di trasmettere ai ragazzi il meglio dei valori che lo sport propone, ovvero quelli di strumento di crescita personale e culturale. Non abbiamo inventato niente, solo abbiamo sempre cercato, fuori e dentro lo sport, di far comprendere ai ragazzi che non tutto è dovuto e che occorre dare prima di pretendere. Ecco perché dopo anni di peregrinazioni in tutto l'hinterland alla ricerca di spazi dove poter praticare il nostro sport, ci è sembrato istruttivo mostrare con i fatti ai ragazzi che a volte occorre rimboccarsi le maniche anzichè piangersi addosso. E così abbiamo partecipato al bando Kennedy, l'abbiamo vinto, e abbiamo costruito la pista per l'hockey in line presente al Kennedy, l'UNICA PUBBLICA A MILANO, adatta anche ad altri sport, dove per due anni ci siamo allenati e abbiamo giocato con le formazioni presenti in ogni categoria, dalla serie A1 fino alla Primavera, riservata ai piccoli.

Naturalmente abbiamo fatto molto di più per il Kennedy che necessitava di ingenti (e urgenti) lavori di ristrutturazione, a cominciare dal tennis abbandonato incolto, al baseball con l'illuminazione inservibile e il prato compromesso da anni di maldestri interventi, alle fognature in gran parte bloccate, al verde trascurato e frequentato da topi, alla zona bar fatiscente, alla impiantistica fuori norma, ecc. ecc. Noi abbiamo messo mano a tutto questo, investendo, ripristinando, aggiungendo e migliorando, riportando in poco più di un anno il centro a nuova vita, aprendolo 365 giorni l'anno contro i pochi mesi di prima, dando spazio al cricket oltre che all'hockey e portando a termine l'iter burocratico di un palazzetto polifunzionale innovativo e gradevole di cui Milano certamente è affamata, la cui costruzione potrebbe iniziare domani se la burocrazia ottusa non ci avesse messo lo zampino.

Non è nostra intenzione entrare qui nel merito delle vicende legali, talmente complicate da scoraggiare chiunque le approcci, ognuno può informarsi semplicemente chiedendoci, quello che vogliamo piuttosto sottolineare è il ruolo del Comune in tutto ciò. Comune che, lo ricordiamo, ha prima commesso errori tali da offrire il fianco ai ricorsi dell'attuale gestore e poi HA PERSO la causa, causandoci enormi danni. In una società normale e civile chi sbaglia paga e noi chiediamo soltanto di essere risarciti, come sarebbe giusto. Invece il Comune, dopo aver tradito le nostre aspettative e aver vanificato l'ottimo lavoro svolto, ora si accanisce contro di noi, minacciando incomprensibili querele e chiedendoci soldi per uno sgombero vandalico operato come non avviene nemmeno per gli insediamenti abusivi, vessandoci in ogni forma e modo possibile, tanto da indurci a pensare che oltre al mero esercizio burocratico ci sia altro cui non vorremmo pensare.

Resta d'altronde incomprensibile come una pubblica amministrazione di cui abbiamo sempre avuto un'immagine di saggio nume tutelare possa schierarsi in modo così spudorato con la parte discutibile della vicenda, quella che attualmente gestisce un centro sportivo di colpo tornato all'ignavia, deserto e abbandonato, dove persino la squadra di baseball non gioca più perchè NIENTE è stato fatto nè sul campo, nè altrove. Noi non abbiamo più accesso alla NOSTRA pista, della quale però dovremo continuare a pagare il leasing (!!) mentre la nostra squadra si serie A1 è STATA ESCLUSA DAL CAMPIONATO in quanto il nuovo gestore NON ha consentito lo svolgimento delle partite. Da sei mesi il Kennedy giace inerme senza che la attuale incapace gestione riesca nemmeno a capitalizzare il molto ereditato GRATIS. Nessun servizio è più offerto alla città, nessuno degli oltre duemila frequentatori ci va più, niente di quanto millantato dai nuovi gestori è stato ancora fatto e siamo certi mai verrà eseguito, ma per il Comune, tanto solerte a controllare ogni virgola durante la nostra CONCRETA gestione, va tutto bene. Come possiamo NON sentirci traditi da un'amministrazione così? Come possiamo non sentirci espropriati dell'essenza stessa di una città, LA NOSTRA CITTA', quando l'amministrazione premia i furbi anzichè gli onesti?

Scrive ancora Cervi: "A Palazzo Chigi siede un milanese che oltretutto è uomo d’impresa e uomo di decisioni. A Palazzo Marino siede Letizia Moratti della quale tutto si potrà dire, ma non che le manchino la grinta e l’esperienza aziendale. Per farla breve: di meglio non si poteva sperare".
Sarà sig. Cervi, ma di questo decisionismo pragmatico tutto meneghino per ora nella nostra vicenda non ne abbiamo visto nemmeno l'ombra, per ora la peggior burocrazia borbonica ha preso il sopravvento e, francamente, noi la speranza l'abbiamo persa da un pezzo.

martedì 3 febbraio 2009

E ADESSO?





Un commento del solito finto tonto chiedeva oggi cosa avrebbe ancora da dire HCM, dopo che il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del Comune di Milano.
A parte che la notizia ha solo qualche ora e citarla equivale a firmarsi e a parte che le motivazioni di tale sentenza non sono ancora note e questo potrebbe fare la differenza, ci pare che rispondere in due righe a un commento di una simile stupidità sarebbe riduttivo, e quindi merita di più.

E adesso si chiede quindi il nostro furbacchione...ebbene adesso non cambia niente della tesi fin qui esposta perchè
HCM è e resta vittima di una procedura viziata di cui, in modo davvero curioso, ha approfittato il nuovo (vecchio) gestore. Del resto l'illogicità ha spesso bisogno della burocrazia per avere cittadinanza laddove il buon senso non gliela concederebbe mai. Siamo in Italia e un ricorso al Tar non si nega a nessuno, ma questo non toglie nulla al ruolo di danneggiato di HCM.

Non cambia niente perchè se la motivazione del Consiglio di Stato confermerà l'errore del Comune, HCM dovrà essere logicamente
risarcita, che è esattamente quello che HCM chiede da mesi, ovvero la tutela dei propri investimenti. Ricordiamo infatti che l'errore è del Comune di Milano, non di HCM e che centinaia di sportivi avrebbero potuto fare sport quest'inverno se il Comune non avesse messo in atto un inutile sgombero vandalico. Adesso, a vicenda legale conclusa, si sarebbero potute concordare le condizioni del cambio di gestione senza danni per nessuno, valutando e risarcendo l'esistente ad HCM, come si dovrebbe fare in un paese civile quale evidentemente questo non è, se permette prepotenze come quelle subite da HCM.

Non cambia niente perchè
HCM continuerà a far sentire la propria voce in quanto costretta ad abbandonare il campionato di serie A1, nel quale militava con successo da anni, a causa della indisponibilità del proprio campo da gioco, quello costruito e pagato dai genitori che il nuovo gestore ha inspiegabilmente chiuso contravvenendo agli obblighi sottoscritti nel bando.

Non cambia niente perchè HCM continuerà a
chiedere conto al Comune dell'operato del suo assessorato e assessore Terzi i quali, dopo aver rassicurato più volte HCM circa l'importante continuità sportiva (premiata dal Comune stesso), non solo NON stanno mantenendo quanto promesso, ma non stanno nemmeno tutelando come loro dovere i diritti dei cittadini, sportivi e non.

Ma soprattutto non cambia niente perchè
siamo convinti che al Kennedy non succederà niente di buono perchè non basta una sentenza a trasformare le persone. Per ora infatti vediamo uno dei soci della ATI che deve spendere 4 milioni di euro (!), chiedere ai propri sostenitori i fondi per sopravvivere a 100 euro alla volta. La cosa fa sorridere e ricorda fin troppo quella famosa canzone di Jannacci, Il palo della banda dell'Ortica... Non sappiamo cosa vedremo al Kennedy prossimamente, ma tanto senso dell'humor fa pensare. O almeno dovrebbe.






venerdì 16 gennaio 2009

IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO


E' una magra consolazione, ma noi lo avevamo detto e puntualmente si sta verificando quanto temevamo. Non diversamente dalla passata gestione MB46-Bertini, il Kennedy, finalmente tornato a nuova vita grazie all'ingente lavoro durante la gestione Rams, si sta purtroppo deteriorando nella più completa incuria e trascuratezza dei nuovi gestori, che non si preoccupano nemmeno di onorare il contratto di salvaguardia degli sport firmato con il Comune il quale, peraltro, non ci risulta abbia finora obbiettato alcunchè.
Ecco infatti qui sotto l'articolo apparso venerdì 16 gennaio su La Padania che descrive la situazione assurda in atto al Kennedy.


Il Centro Sportivo Kennedy di Milano giace in stato di abbandono, improvvisamente riportato alla condizione drammatica in cui si trovava prima dell’assegnazione all’HCM 17 Rams, società che l’ha avuto in gestione grazie al bando comunale vinto nel 2005 e che lo aveva velocemente riportato a nuova vita. Dal 7 di ottobre scorso tuttavia, a seguito di un errore burocratico del Comune di Milano e al successivo rifacimento del bando, al Kennedy si è insediata una nuova gestione, composta da Milano Baseball46-Esquilino-Bertini, la quale non si può davvero dire che abbia cominciato bene.

Infatti, dopo aver preso possesso del Kennedy e aver dichiarato di garantire la continuità sportiva degli sport esistenti (come peraltro previsto dal bando stesso), la nuova gestione ha di fatto impedito per ben due volte lo svolgimento del regolare campionato di hockey in line alla ex squadra di casa, i Rams appunto, cosa che ha determinato l’esclusione della squadra dal massimo campionato, con tutti i danni morali, di immagine ed economici che si possono immaginare. L’inspiegabile chiusura della struttura polivalente destinata all’hockey da parte del nuovo gestore (struttura regolarmente utilizzata dai Rams negli ultimi due campionati nazionali), ha inoltre fatto sì che nemmeno le giovanili abbiano più un luogo per allenarsi: se si esclude la pista costruita al Kennedy dai Rams, non esistono a Milano strutture pubbliche utilizzabili per la pratica dell’hockey in line.

Come se non bastasse, dei sette campi da tennis in terra rossa completamente rifatti che i Rams mettevano a disposizione dell’utenza tutto l’anno grazie ai palloni pressostatici, la gestione Bertini ha continuato ad utilizzarne solo due, quelli già coperti per la stagione invernale dai Rams, lasciando gli altri cinque abbandonati alle intemperie, anche qui contravvenendo alle garanzie di continuità sportiva sopra citate. Obblighi a parte, se la scelta di ridurre o incrementare alcuni sport potrebbe anche essere solo di competenza del gestore, è pur vero che lo stato di overbooking presente prima dell’ingresso della Bertini & C. testimoniava quanto meno l’esistenza di una massiccia richiesta di tennis in terra rossa da parte dell’utenza che non può più essere soddisfatta. E ora meno che mai, visto che anche l’unico pallone esistente, dopo due anni di vita è scoppiato presumibilmente per un eccesso di pressione data alla struttura per contrastare il peso della neve. Anche gli impianti di riscaldamento perfettamente funzionanti lasciati dai Rams sono stati compromessi a causa della mancata manutenzione necessaria nel periodi di maggior rigore climatico, fattore che ha portato alla rottura delle costose serpentine riscaldanti.


Per quanto difficile da accettare, quanto sopra almeno spiega perchè dai più di mille tennisti iscritti fino al 7 ottobre 2008 tra scuola e praticanti, oltre ad altrettanti sportivi suddivisi nelle altre discipline presenti, il numero dei frequentatori del centro si è drammaticamente ridotto fino a tornare alle poche unità presenti al Kennedy, e solo durante la stagione estiva, prima della gestione Rams.

Insomma il risultato della nuova gestione dopo solo tre mesi (ma considerando i 20 giorni di chiusura al momento del subentro e la pausa natalizia sono praticamente due) va al di là di ogni più pessimistica previsione e lascia sconcertati. Impianti chiusi e lasciati degradare, utenza praticamente azzerata, assenza di sviluppo, investimento o semplice capitalizzazione del molto esistente, risposte alla richiesta di sport da parte della zona: nessuna. In compenso la gestione Bertini&C. si è affrettata a dotarsi di impianto di videosorveglianza e di cartelli che vietano di fotografare. Che a questo punto non si capisce se siano stati messi per privacy o vergogna.