
L'articolo de Il Giornale del 17 marzo, a firma Mario Cervi, intitolato "Non sprecate l'Expo di Milano" è spunto per alcune amare considerazioni che ci riguardano.
Intanto è sorprendente la similitudine di argomentazioni usate dal giornalista con quelle usate da noi nelle richieste di aiuto più volte inviate al sindaco Moratti e da lei MAI RACCOLTE. Stiamo parlando di ciò che da sempre rende riconoscibili e orgogliosi i milanesi, ovvero lo spirito di intraprendenza, il "fare" contrapposto al vuoto pontificare. Cervi, certamente più abile di noi con le parole, sintetizza molto bene questo concetto quando dice: "Una grande occasione. Che pareva fatta apposta per dare sfogo alle migliori qualità d’una metropoli moderna, e di quel Nord che se ne sente rappresentato. Era diffusa la convinzione che gli specialisti del «fare», gli imbattibili nell’opporre le loro doti di concretezza e di capacità realizzativa ai vaniloqui degli azzeccagarbugli politici, avrebbero mostrato il meglio di sé in questa sfida epocale".
Con le dovute proporzioni la nostra sfida era assai più modesta, anche se per noi immensa e forse proprio per questo entusiasmante. E con questo spirito tutto meneghino l'abbiamo cercata e raccolta con slancio, a testa bassa, incuranti delle invidie e dei bastoni tra le ruote, indifferenti alla zavorra burocratica che anziché sostenerci sembrava lì apposta per aggiungere handicap alla sfida. Concentrati sul risultato finale e forti del fatto che il massiccio lavoro svolto, non solo avrebbe parlato per noi, ma avrebbe messo a tacere ogni polemica strumentale, siamo andati avanti fidandoci di una istituzione, il Comune, che mai e poi mai avremmo immaginato non ci sostenesse in un'opera che era a vantaggio della collettività e di cui anche la pubblica amministrazione si sarebbe giovata. Cresciuti con il senso delle istituzioni cittadine vissute con orgoglio tutto milanese, non era per noi comprensibile nè immaginabile il tradimento. Per questo, oltre al danno morale, economico e sportivo, stiamo soffrendo un forte senso di sradicamento, di vuoto istituzionale, di incomprensibile accanimento verso chi, come noi, ha il solo torto di aver lavorato tanto e bene.
Ma investire nel centro sportivo Kennedy ha assunto per noi anche una forte valenza morale ed educativa perfettamente in linea con lo spirito che da sempre anima la nostra associazione, nella quale abbiamo sempre cercato di trasmettere ai ragazzi il meglio dei valori che lo sport propone, ovvero quelli di strumento di crescita personale e culturale. Non abbiamo inventato niente, solo abbiamo sempre cercato, fuori e dentro lo sport, di far comprendere ai ragazzi che non tutto è dovuto e che occorre dare prima di pretendere. Ecco perché dopo anni di peregrinazioni in tutto l'hinterland alla ricerca di spazi dove poter praticare il nostro sport, ci è sembrato istruttivo mostrare con i fatti ai ragazzi che a volte occorre rimboccarsi le maniche anzichè piangersi addosso. E così abbiamo partecipato al bando Kennedy, l'abbiamo vinto, e abbiamo costruito la pista per l'hockey in line presente al Kennedy, l'UNICA PUBBLICA A MILANO, adatta anche ad altri sport, dove per due anni ci siamo allenati e abbiamo giocato con le formazioni presenti in ogni categoria, dalla serie A1 fino alla Primavera, riservata ai piccoli.
Naturalmente abbiamo fatto molto di più per il Kennedy che necessitava di ingenti (e urgenti) lavori di ristrutturazione, a cominciare dal tennis abbandonato incolto, al baseball con l'illuminazione inservibile e il prato compromesso da anni di maldestri interventi, alle fognature in gran parte bloccate, al verde trascurato e frequentato da topi, alla zona bar fatiscente, alla impiantistica fuori norma, ecc. ecc. Noi abbiamo messo mano a tutto questo, investendo, ripristinando, aggiungendo e migliorando, riportando in poco più di un anno il centro a nuova vita, aprendolo 365 giorni l'anno contro i pochi mesi di prima, dando spazio al cricket oltre che all'hockey e portando a termine l'iter burocratico di un palazzetto polifunzionale innovativo e gradevole di cui Milano certamente è affamata, la cui costruzione potrebbe iniziare domani se la burocrazia ottusa non ci avesse messo lo zampino.
Non è nostra intenzione entrare qui nel merito delle vicende legali, talmente complicate da scoraggiare chiunque le approcci, ognuno può informarsi semplicemente chiedendoci, quello che vogliamo piuttosto sottolineare è il ruolo del Comune in tutto ciò. Comune che, lo ricordiamo, ha prima commesso errori tali da offrire il fianco ai ricorsi dell'attuale gestore e poi HA PERSO la causa, causandoci enormi danni. In una società normale e civile chi sbaglia paga e noi chiediamo soltanto di essere risarciti, come sarebbe giusto. Invece il Comune, dopo aver tradito le nostre aspettative e aver vanificato l'ottimo lavoro svolto, ora si accanisce contro di noi, minacciando incomprensibili querele e chiedendoci soldi per uno sgombero vandalico operato come non avviene nemmeno per gli insediamenti abusivi, vessandoci in ogni forma e modo possibile, tanto da indurci a pensare che oltre al mero esercizio burocratico ci sia altro cui non vorremmo pensare.
Resta d'altronde incomprensibile come una pubblica amministrazione di cui abbiamo sempre avuto un'immagine di saggio nume tutelare possa schierarsi in modo così spudorato con la parte discutibile della vicenda, quella che attualmente gestisce un centro sportivo di colpo tornato all'ignavia, deserto e abbandonato, dove persino la squadra di baseball non gioca più perchè NIENTE è stato fatto nè sul campo, nè altrove. Noi non abbiamo più accesso alla NOSTRA pista, della quale però dovremo continuare a pagare il leasing (!!) mentre la nostra squadra si serie A1 è STATA ESCLUSA DAL CAMPIONATO in quanto il nuovo gestore NON ha consentito lo svolgimento delle partite. Da sei mesi il Kennedy giace inerme senza che la attuale incapace gestione riesca nemmeno a capitalizzare il molto ereditato GRATIS. Nessun servizio è più offerto alla città, nessuno degli oltre duemila frequentatori ci va più, niente di quanto millantato dai nuovi gestori è stato ancora fatto e siamo certi mai verrà eseguito, ma per il Comune, tanto solerte a controllare ogni virgola durante la nostra CONCRETA gestione, va tutto bene. Come possiamo NON sentirci traditi da un'amministrazione così? Come possiamo non sentirci espropriati dell'essenza stessa di una città, LA NOSTRA CITTA', quando l'amministrazione premia i furbi anzichè gli onesti?
Scrive ancora Cervi: "A Palazzo Chigi siede un milanese che oltretutto è uomo d’impresa e uomo di decisioni. A Palazzo Marino siede Letizia Moratti della quale tutto si potrà dire, ma non che le manchino la grinta e l’esperienza aziendale. Per farla breve: di meglio non si poteva sperare".
Sarà sig. Cervi, ma di questo decisionismo pragmatico tutto meneghino per ora nella nostra vicenda non ne abbiamo visto nemmeno l'ombra, per ora la peggior burocrazia borbonica ha preso il sopravvento e, francamente, noi la speranza l'abbiamo persa da un pezzo.
2 commenti:
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Fantastico, il Kennedy è finalmente tornato quella landa desertica che tanto piace al Comune di Milano ed al nostro Sindaco Moratti. Il direttore di settore Guastafierro che è artefice con il suo ufficio di tanto scempio pare riesca ad ottenere una promozione e l'ex assessore allo sport Terzi forse riuscirà a spendere soldi pubblici in altro ambito (dopo aver dato il colpo di grazia ad alcune realtà sportive milanesi HC Milano 17 - Rams e Vipers Milano). Finalmente si torna alla normalità, lo sport a Milano continuerà a gestirlo solo Milano Sport società pubblica ma di proprietà al 99,9% del Comune di Milano e gli attuali gestori del Kennedy potranno mantenere le loro misere pretese lucrando gli introiti pubblicitari dei cartelloni lungo la strada adiacente il centro sportivo. Io ed altri per giocare a tennis dobbiamo fare 20 Km. E il baseball si gioca solo fuori Milano. CHE TRISTEZZA. VOGLIO ANDARMENE DA QUESTA CITTA'.
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